Decreto legislativo n 152/2006 – Divieto di abbandono rifiuti

Decreto legislativo n 152/2006

Il comma 1 dell’art. 255 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sancisce espressamente che chiunque, in violazione dell’art. 192, abbandona o deposita rifiuti ovvero li immette in acque superficiali o sotterranee è punito con una sanzione amministrativa pecuniaria. Esso, nello specifico, prevede: da un lato, una sanzione base – da 300 a 3.000 euro – per chiunque abbandona, deposita o immette nelle acque superficiali o sotterranee rifiuti e, dall’altro, un’ipotesi aggravata, con sanzioni fino al doppio, dalla natura pericolosa dei rifiuti oggetto dell’abbandono stesso.

Il comma 3 prevede, invece, l’ipotesi sanzionatoria di chi non provvede alla rimozione di rifiuti secondo quanto impartito dal Sindaco (o dirigente) con ordinanza di ripristino dello stato dei luoghi. La sanzione è di natura penale, prevedendo la pena dell’arresto fino a un anno.

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Decreto legislativo n 192/2006 – Divieto di abbandono rifiuti

Decreto legislativo n 192-2006

L’articolo 192 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (c.d. “Testo Unico Ambientale”) prevede che l’abbandono e il deposito incontrollati di rifiuti sul e nel suolo come anche nelle acque superficiali e sotterranee sono vietati.

Tale principio riveste particolare importanza: si tratta di un divieto che si pone alla base di tutta la normativa in tema di rifiuti, in quanto, proprio in virtù del fatto che non è consentito abbandonare i rifiuti o depositarli in maniera incontrollata, essi dovranno essere avviati, dai loro produttori o detentori, a impianti di recupero o di smaltimento debitamente autorizzati, secondo le procedure indicate nel Codice ambientale stesso.

Il sistema sanzionatorio della Parte IV del Testo Unico Ambientale prevede sanzioni diverse a seconda di colui che commette l’illecito, ovvero, se dell’abbandono è colpevole una persona privata, è comminabile la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all’art. 255 comma 1, se invece è imputabile ad una società avente personalità giuridica, è comminabile la pena o ammenda di cui all’art. 256 comma 1 lett. a) e b) .

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Protocollo di Kyoto – Convenzione sui cambiamenti climatici

Il protocollo di Kyoto è un trattato internazionale che stabilisce precisi obiettivi per i tagli delle emissioni di gas, responsabili dell’effetto serra e del riscaldamento del pianeta, che fu sottoscritto da più di 160 paesi nella città giapponese di Kyoto l’11 dicembre 1997.

Il trattato prevede l’obbligo dei paesi industrializzati di operare una drastica riduzione delle emissioni di elementi inquinanti nel periodo 2008 – 2012, in una misura non inferiore al 5,2% rispetto alle emissioni rispettivamente registrate nel 1990 (considerato come anno base).

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Legge RAS n 9/2006 – Funzioni degli Enti Locali

Legge RAS n 9/2006

La Regione Sardegna, con la Legge n. 9 del 12 giugno 2006, ha previsto il  conferimento di funzioni e compiti agli enti locali.

Il conferimento in questione ha riguardato i seguenti settori organici di materie (art. 1 comma 2):

a) sviluppo economico e attività produttive;

b) territorio, ambiente ed infrastrutture;

c) servizi alla persona e alla comunità.

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Legge n 549/1993 – Cessazione dell’impiego di sostanze lesive dell’ozono

Legge 28 dicembre 1993 n.549

La legge n. 549 del 28 dicembre 1993, modificata dalla legge n. 179 del 16 giugno 1997, ha lo scopo di favorire la cessazione dell’impiego delle sostanze lesive dell’ozono stratosferico e di prevenire o ridurre le loro emissioni in atmosfera. A tal fine, la legge disciplina, fra l’altro, le fasi di raccolta, riciclo e smaltimento di tali sostanze.

In particolare, l’articolo 6 della legge 549/93 prevede che le attività di recupero, riciclo, rigenerazione e distruzione delle sostanze ozono lesive contenute in apparecchiature (e.g. frigoriferi, congelatori, condizionatori d’aria, pompe di calore, estintori portatili) ed impianti (e.g. impianti di refrigerazione, condizionamento d’aria, sistemi antincendio) siano effettuate unicamente dai Centri di Raccolta Autorizzati ai sensi della medesima legge sia nel caso in cui i gas siano estratti durante la manutenzione oppure a fine vita delle apparecchiature o degli impianti.

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Codice Penale: Incendio boschivo

Art.423_bis

Ai sensi dell’articolo 423-bis del codice penale, così come introdotto dall’articolo 11, comma 1, della legge quadro sugli incendi boschivi (la n. 353/2000), chiunque cagiona dolosamente un incendio su boschi, selve e foreste o vivai forestali destinati al rimboschimento, propri od altrui, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. Se l’incendio boschivo è cagionato per colpa la pena prevista è la reclusione da 1 a 5 anni. È inoltre prevista la reclusione da 6 a 15 anni se dall’incendio deriva un danno grave, esteso e persistente all’ambiente. Infine le pene sono aumentate se dall’incendio deriva un pericolo per edifici o un danno sulle aree protette.

Questo in sintesi il reato di incendio boschivo, considerato delitto contro l’incolumità pubblica, collocato nel codice penale nell’ambito dei delitti di comune pericolo mediante violenza, tra il reato di strage (il delitto più grave previsto dall’ordinamento giuridico) ed il reato di inondazione, frana o valanga.

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Decreto legislativo n 231/2001 – Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche

D.Lgs_giugno 2001_n. 231

Il D.lgs. n. 231/2001 recante “Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica” ha introdotto per la prima volta in Italia la responsabilità in sede penale degli enti per alcuni reati commessi nell’interesse o a vantaggio degli stessi, da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale, nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso e, infine, da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti sopra indicati. Questa responsabilità si aggiunge a quella della persona fisica che ha realizzato materialmente il fatto, ed è questo proprio l’elemento di novità.

La fattispecie introdotta dal D.lgs. 231/2001 mira infatti a coinvolgere nella punizione di determinati illeciti penali il patrimonio degli enti che abbiano tratto un vantaggio dalla commissione dell’illecito. Per tutti gli illeciti commessi è sempre prevista l’applicazione di una sanzione pecuniaria; per i casi più gravi sono previste anche misure interdittive quali la sospensione o revoca di licenze e concessioni, il divieto di contrarre con la Pubblica Amministrazione, l’interdizione dall’esercizio dell’attività, l’esclusione o revoca di finanziamenti e contributi, il divieto di pubblicizzare beni e servizi.

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Decreto legislativo n 202/2007 – Disciplina dello scarico a mare

Dlgs 202 6 novembre 2007

Il decreto legislativo n. 202 del 6 novembre 2007, nel dare attuazione alla direttiva comunitaria 2005/35/CE, in tema di divieto di scarico in mare di “sostanze inquinanti” provenienti dalle navi, ha stabilito una disciplina specifica e puntuale sia in tema di controlli sulle navi in porto quanto su quelle in transito, introducendo norme penali che coinvolgono la responsabilità non solo del comandante della nave, qualunque sia la bandiera, ma anche dei membri dell’equipaggio, del proprietario e dell’armatore della nave nel caso in cui la violazione sia avvenuta con il loro concorso.

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Decreto legislativo n 195/2005 – Diritto all’informazione ambientale

Dlgs_19_08_2005_195

Il D. Lgs. n. 195 del 9 agosto 2005 ha recepito la direttiva europea 2003/4/CE sull’accesso del pubblico all’informazione ambientale. Il decreto, cioè, consente a chiunque sia interessato di conoscere il contenuto degli atti riguardanti un’informazione di carattere ambientale disponibile presso la PA, avendo come finalità:

a) “garantire il diritto d’accesso all’informazione ambientale detenuta dalle autorità pubbliche e stabilire i termini, le condizioni fondamentali e le modalità per il suo esercizio;”

b) “garantire, ai fini della più ampia trasparenza, che l’informazione ambientale sia sistematicamente e progressivamente messa a disposizione del pubblico e diffusa, anche attraverso i mezzi di telecomunicazione e gli strumenti informatici, in forme o formati facilmente consultabili, promuovendo a tale fine, in particolare, l’uso delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.”

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Decreto legislativo n 152/2006 – Testo unico dell’ambiente

Dlgs_152_2006

Il Decreto Legislativo del 3 aprile 2006, n. 152, recante “Norme in materia ambientale”,  e meglio noto come “Testo unico dell’Ambiente” o “Codice ambientale”, è formato da 318 articoli ed è suddiviso in sei parti.

La parte prima contiene le disposizioni comuni, quali l’ambito di applicazione, le finalità ed i criteri per l’adozione dei provvedimenti successivi. Tra le finalità che il nuovo codice si pone troviamo all’articolo 2 «la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali».

La parte seconda disciplina le seguenti procedure: per la valutazione ambientale strategica (la c.d. V.A.S.), per la valutazione di impatto ambientale (la c.d. V.I.A.) e per l’autorizzazione ambientale integrata (I.P.P.C.).

La parte terza reca le norme in materia di: difesa del suolo e lotta alla desertificazione, distretti idrografici, tutela delle acque dall’inquinamento, tutela dei corpi idrici e disciplina degli scarichi,  gestione delle risorse idriche, del relativo sistema sanzionatorio e dei connessi compiti di vigilanza assegnati agli organi di controllo.

La parte quarta contiene le disposizioni in materia di: gestione dei rifiuti, gestione degli imballaggi, bonifica dei siti inquinati, del relativo sistema sanzionatorio e dei connessi compiti di vigilanza assegnati agli organi di controllo.

La parte quinta, invece, reca le norme in materia di: tutela dell’aria, riduzione delle emissioni in atmosfera, impianti termici civili, combustibili, del relativo sistema sanzionatorio e dei connessi compiti di vigilanza assegnati agli organi di controllo.

La parte sesta, infine, contiene le norme in materia di: tutela risarcitoria contro i danni ambientali,  prevenzione e ripristino ambientale e  risarcimento del danno ambientale.

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